Scarface - Made

(Koch, 2007)

Un uomo che si è fatto da solo, in inglese “a self made man”, ha sempre qualcosa da dire. E’ inutile tentare di tenerlo lontano da qualcosa che gli appartiene, in un modo o nell’altro tornerà sempre nel suo mondo, spesso sbaragliando la concorrenza. Scarface è certamente un self made man come pochi, esempio concreto di quello di cui parlavo pocanzi. In tanti avevano creduto per davvero ad un addio, a quel testamento musicale rappresentato dal celeberrimo “The Fix”. E invece eccolo qui, di nuovo, a reclamare la sua fetta di torta e a rialzare il livello lirico del South. “Made” è il disco del ritorno, ritorno molto ben strutturato, seppur inferiore all’illustre predecessore considerato a tutti gli effetti un classico del Texas…e non solo.

“Made” è effettivamente un disco liricamente inappuntabile con le strumentali sbagliate. Difatti, come purtroppo temevo ascoltando le preview, l’unico punto debole di “Made” sono proprio le produzioni affidate a gente “di casa”. Spadroneggiano per esempio N.O. Joe, Tone Capone, Enigma… gente di fiducia alla quale però avrei preferito…beh…
E va bene, lo ammetto. Avrei preferito il Kanye West di “The Fix” (l’ho detto? L’ho detto davvero).
Lo squadrone composto da Tone Capone & Cozmo, N.O. Joe e Mike Dean non rende giustizia alle liriche da lode di “The Suicide Note”, e ancora Tone Capone confeziona un beat insapore per “Dollar”. Tirando le somme, nel rapporto qualità/ numero di produzioni escono vincitori N.O. Joe (”Never”, “Big Dogg Status”, “Burn”) ed Enigma, artefice del beat d’ispirazione classica di “Git Out My Face”. Non è Stoupe, ma suona proprio bene. Basi comunque troppo poco incisive, quando non addirittura anonime, che cozzano un pò con il rap da peso massimo di ‘Face. Lui dovreste conoscerlo (non è mai stato citato molto qui su DayLight, facciamo mea culpa), uno dei migliori scrittori del rap anni ‘90 e storyteller di altissima caratura, per non sottolineare una carriera sempre troppo sottovalutata. Un MC capace di tenere l’ascoltatore sull’attenti senza l’aiuto di nessuno, utilizzando le collaborazioni solo per compensare gli apostrofi tra i versi denominati “ritornelli”. E’ questa la fine che fanno gli unici due rapper ospiti, Z-ro (peccato, viste le circostanze) e Wacko degli UTP (deo gratias). Il miglior momento del disco si trova nell’apertura, e mette in chiaro una cosa: Facemob non è cambiato di una virgola. Parliamo di “Never”, prima traccia ad aver fatto il giro del Web, vero Codice di Hammurabi delle strade, sulla quale un ispiratissimo Brad Jordan mette in risalto le sue immutate capacità di scrittore. “Never” è solo l’antipasto: seguono altri grandi testi, come quelli di “Girl U Know” e “Burn”, il primo dedicato alle relazioni amorose e alle donne (supportato da un bel beat di Nottz, che lo riscatta da quella mezza ciofeca passata a Swizzy per il suo “One Man Band Man), il secondo alla psicologia dei criminali, argomento che da sempre affascina ‘Face. La già citata “The Suicide Note” si piazza dritta dritta tra i migliori storytelling dell’anno, nel caso non ne aveste ancora abbastanza.

Face dovrebbe prendere in considerazione la pubblicazione di un “Made” acapella. Non mancherebbero remix interessanti e perchè no, migliori delle tracce originali (nel caso di “Dollar” ci vorrebbe effettivamente poco). Un disco che, per l’ennesima volta, si colloca svariati gradini più in alto della media dei dischi del Sud, e sempre per lo stesso motivo: CONTENUTI e TESTI. A 20 anni dall’esordio, Brad Jordan dimostra di avere ancora tanto da dire e da dare. E’ così che fanno i self made men.

Voto: 8/10

01. Intro
02. Never
03. Big Dogg Status
04. Girl You Know
05. Burn
06. Go
07. Dollar
08. Boy Meets Girl
09. Who Do You Believe In
10. Git Out My Face
11. Suicide Note
12. Outro

Joe Slaves