Josh Martinez - Made In China

(Low Pressure, 2002)

Josh Martinez lo potremmo definire una delle punte di diamante di quello che è il flusso del nuovo rap proveniente dal Canada. Josh Martinez da Vancouver è un mc con le idee ben chiare, un mc con uno stile tutto suo che racconta le sue storie, le sue paranoie e quello che non gira per il verso giusto con uno stile e una personalità contorti. E che succede se alle tematiche conscious aggiungiamo delle ottime basi? Esce un’ottimo album. Sicuramente ci sono perle degne di nota e alcune cose tralasciabili, fattostà che ci troviamo di fronte a un prodotto di un certo livello. “Made In China” (Low Pressure, 2001) è il primo album ufficiale di Josh Martinez dopo “Maximum Wellbeing” (semi-fiasco), e “The Hooded Fang” (distribuito su internet), che mettono in chiaro le capacità dell’mc canadese. Josh non è un’artista anonimo, è un’artista che piace o non piace, il suo stile sempre diverso da canzone a canzone può entusiasmare e lasciare spiazzati o disgustati. I suoi testi non presentano banalità, ma piuttosto tematiche conscious e una dose di malinconia percettibile. I beat sono molto curati, originali, a volte cupi, a volte più felici opera di un notevole manipolo di produttori non certo notissimi ma che offrono degli ottimi tappeti per altrettante ottime rime. Josh ci accompagna nel suo universo, nei suoi svariati stati d’animo, passa dalla felicità di tracce come “The Cluub”, l’aggressività di “Magic Bullet”, o la tristezza di “Breakdown” e “Deny”. Il disco è un viaggio di parole e suoni, parole a ripetizione, Josh è sicuramente un mc tra i più logorroici (positivamente) esistenti (vedi Sole o Aesop Rock). Il disco esplora sonorità incredibili e già lo si capisce dalle schitarrate ignoranti di Nool nella traccia iniziale, “La Rambla”, passando poi per la rilassata e allucinata “sic(Muse)”, la malata “Big Mouths” con Kunga 219 (da apprezzare il flow assurdamente psicopatico di Josh). Dalla traccia 6 in poi si individuano i tre capolavori del disco una delle quali è “Weed Weed”, poi si passa per l’inquietante “Magic Bullet” con il rap irregolare di Josh, si arriva alla spettacolare “Chord Changes” e il suo sassofono triste e l’assurda “I’ve Got Devils”, con dei bassi maledettamente tetri e la continua psicosi di Josh Martinez che qui raggiunge il picco. Ed ecco i restanti capolavori di “Made In China” (dopo la bellissima “Letter To July”) che sono la melodiosa e maliconica “Breakdown” (”I can’t count how many times I been the last one laughing/ The joke is on me, cause see I keep crashing…“, “..I just wanted to walk my thoughts off and drink a cup of coffee/ It seems like I can’t sleep anyway, what am I doing here/ My intentions span a mans attention, they pay me no mind/ For I am the mother of invention…“) e il capolavoro “Deny”, una traccia di circa nove minuti e mezzo che ha come tema l’olocausto: alla faccia delle basi anonime e ripetitive (la base del pezzo è opera di Dj Moves ed è un continuo alternarsi di suoni diversi da strofa a strofa) e dei testi vuoti. Questo pezzo ci dimostra il talento e la competenza di Josh Martinez che affronta un tema così delicato per oltre nove minuti. Consiglio di procurarsi il testo di questo capolavoro. Se volete approfondire le vostre conoscenze sulla scena canadese il mio consiglio è quello di partire proprio da Josh Martinez e da “Made In China” e seguire l’evoluzione di questo artista giovane e intelligente.

voto: 7,5/10

1 - La Rambla
2 - sic(Muse)
3 - Outlook
4 - The Cluuuuub ft. Taichichi
5 - Big Mouths ft. Kunga219
6 - Weed Weed
7 - Magic Bullet
8 - Chickenshit
9 - Marxchism
10 - Chord Changes
11 - I’ve Got Devils
12 - Letter To July
13 - Breakdown
14 - Deny

El Coma