Jedi Mind Tricks - Legacy of Blood

(Babygrande, 2004)

Legacy of Blood cover

Rieccoli, i cavalieri della paranoia, i moschetteri del suicidio nonchè araldi dell’hardcore di Philadelphia. Quando “Legacy of Blood” viene pubblicato, i Jedi Mind hanno all’attivo due dischi semplicemente magistrali ed un mezzo passo falso che mette in allerta il pubblico. “La peggior cosa che sia mai stata ispirata da Gandhi”, ha detto qualcuno. E’ il caso di chiarire la propria posizione. Perciò pancia in dentro, petto in fuori (ma nel caso dell’ottimo Vinnie Paz potrebbe essere il contrario), si dia inizio allo spettacolo. E che spettacolo! Siamo al cospetto di un tipico disco da battaglia coi controcazzi, nella miglior tradizione Jedi Mind/ Army of the Pharaohs.

Soliti ingredienti, quelli usati per “Legacy of Blood”. Vinnie lo conosciamo tutti: dategli un tema da svolgere a casa sulla Bibbia, mazze da baseball, omofobia, autocelebrazione a metà strada tra il Guru e l’Edgar Allan Poe, un pretesto per suicidarsi ed è felice come un bambino a Mirabilandia. Luvinieri recita ancora la parte di quello che ce l’ha con tutti, si fotta questo, si fotta quello, al diavolo tutti…Spero per me e per chiunque concordi con me che non venga a sapere i numerosi eclissamenti ad opera dei suoi illustri colleghi. La compagnia di cui si forgiano Stoupe e Paz non è certo di second’ordine, ed alcune delle migliori strofe dell’intero “Legacy of Blood” sono opera di GZA/ Genius e Sean Price (rispettivamente su “On the Eve of War”, presente in ben due edizioni, e “Beyond the Gates of Pain”). Occhio, non che il padrone di casa possa solo guardare, visto che su pezzi quali “Saviorself” e “Before the Great Collapse” dimostra di essere uno scrittore impegnato e con delle idee precise.

Una standing ovation se la merita invece un sempre eccellente Steve Stoupe, indubbiamente uno dei produttori più sottovalutati dal panorama americano che meriterebbe spazio, evitando di limitare il suo giro di produzioni all’Armata dei Faraoni. Stoupe assembla strumentali ricercate ed elaborate, campionando tanto dalla musica classica quanto dai ritmi latino americani ed insaporendole con suoni minimali, riff melanconici e campionamenti da film e discorsi che accentuano il senso di ricercatezza. Un’atmosfera anche un pò depressiva, che si concilia a meraviglia con i testi del compagno d’avventura. Perfetto esempio di questa combo è “Beyond the Gates of Pain”, che già dal titolo incute ansia. Dimostra di potersi superare realizzando due versioni differenti di “On the Eve of War”, una orientata verso lo stile di “Animal Rap” e “Heavy Metal Kings”, l’altra molto più riflessiva e meditata. E, dulcis in fundo, Stoupe dissemina qui e là degli interludi davvero suggestivi, e credo vada citato “The Spirit of Hate” anche solo per il campione pitchato di “Sassi” del nostro Gino Paoli.

Un disco che potrete utilizzare per prepararvi psicologicamente a qualche incontro. Impregnato di quella potenza che caratterizza ormai le uscite JMT, “Legacy of Blood” potrebbe essere la vostra colonna sonora sportiva. A dimostrarlo c’è anche la cover, e scommetto quel che volete che il baffuto ometto ha preso fuoco non appena è partita “And So It Burns”…

Voto: 8+/10

01. Intro
02. The Age Of Sacred Terror
03. Scars Of The Crucifix
04. Death Falls Silent (Interlude)
05. Saviorself (ft. Killah Priest)
06. On The Eve Of War (Julio Caesar Chavez Mix) (ft. GZA/ Genius)
07. The Darkest Throne (Interlude)
08. The Worst
09. Verses Of The Bleeding (ft. Des Devious)
10. Beyond The Gates Of Pain (ft. Sean Price)
11. Farewell To The Flesh (Interlude)
12. And So It Burns
13. The Spirit Of Hate (Interlude)
14. Me Ne Sballo
15. On The Eve Of War (Meldrick Taylor Mix) (ft. GZA/ Genius)
16. Winds Devouring Men (Interlude)
17. The Philosophy Of Horror
18. Of The Spirit And The Sun (Interlude)
19. Before The Great Collapse

Joe Slaves