Inspectah Deck - The Resident Patient
(Urban Icon, 2006)

E’ un piacere poter parlare del primo disco veramente convincente di Inspectah Deck. Già, dopo due lavori senza infamia e senza lode, “Uncontrolled Substance” e “The Movement”, che avevano posato un’alone di dubbio sulle qualità dell’MC del Wu-Tang Clan (forse il più sottovalutato del gruppo), siamo finalmente arrivati ad un lavoro più che decente, non all’altezza dei primi lavori del 1994/95 (difficile arrivare a quei livelli…), ma che elimina ogni punto interrogativo su INS. Dopotutto, dopo le ultime strofe che ci aveva donato su dischi come “No Said Date” (2004) e “Made In Brooklyn” (2006), entrambi dell’amico Masta Killa (qui presente nella prima traccia dell’album), non poteva deluderci, pena le sonore legnate verbali dei fan ancora in attesa del botto. Un album tutto da ascoltare, che si va ad aggiungere alla grande raccolta di bei lavori 2006 targati Wu-Tang. Il già citato “Made In Brooklyn”, “Fishscale” di GhostFace…con “The Resident Patient” raggiungiamo quota tre dischi, mica male per un supergruppo che non si sentiva così solido e attivo da diverso tempo.
Prima cosa da notare: INS ha finalmente capito che, anche da solo, può spaccare. Al diavolo quelle assurde caterve di ospiti che, ultimamente, stanno tornando di moda (e non parlo di tracce come quella certa “Wu Gambinos” del ‘95, ma boiate assurde). Solo INS, pochi guests, alcuni tranquillamente evitabili, altri a mio parere fondamentali per riassaporare il Wu flava, fatto sta che quest’uomo è riuscito a cacciare alcune strofe che entrano di diritto da i “most dope Wu joints” dell’anno, per usare un pò di americano ignorante. Pezzi di assoluta potenza lirica come “My Style” o “All I Want Is Mine” non possono essere dimenticati, specie se alle mine che Deck dissemina per le strumentali si aggiungono ritornelli martellanti ma non pesanti, come quello di “My Style”. Grandissima la prova su “A Lil’ Story”, una traccia superiore, forte dell’unica superproduzione di RZArecta, e ottime anche le rappate degli ospiti di casa Wu: Masta Killa uccide il pezzo su “Sound Of The Slums”, pezzo psico-orientale, mentre U-God “the deep voiced spitfire” (dal booklet di “Legend Of the Wu-Tang”) sputa fuoco e fiamme su “Handle That”. Nulla da dire quindi dal lato del rap, anzi, tanto di cappello.
Meno convincente invece la scelta dei producers: non tutti da scartare, ovvio, ma ho l’impressione che se il Ribelle si fosse preso la briga di produrre altri pezzi avremmo avuto un disco ancora più bello. Deludenti infatti Flowers Prod. e Live Son, non del tutto buone alcune produzioni di Mondee e the Marksmen, mentre non lasciano dubbi le qualità ai tavoli di produzioni di Psycho LES, Concrete Beats, Deck in persona e…vabbè,, dell’Abate non voglio nemmeno parlare. Alcune produzioni difatti suonano come “già sentite” o “ripetitive”; basterà prendere “C.R.E.E.P.S.”, realizzata da Mondee (produttore che ha lavorato con Yak Ballz e Cage), per capire cosa intendo. Eccellenti invece “My Style” e “Get Ya Weight Up”, entrambe di fattura Jason Hunter, a dimostrare che il nostro uomo non ha perso la mano dei tempi di “Visionz” (chi la ricorda? Traccia contenuta in “Wu Tang Forever”).
Se non ci fossero “I.O.U.”, “C.R.E.E.P.S.” e le ultime due tracce, skippabilissime, avrei dato quasi sicuramente il 9 a “The Resident Patient”. Un disco che, eccezion fatta per quelle poche smerigliature che lo rovinano (come spesso accade per i dischi lunghi, 18 tracce non sono mica poche…), vale davvero tutti i soldi che spenderete. E poi, ehi, volete mettere la soddisfazione di sentire Rollie Fingers dire “Wu Tang Forever!” e cacciare subito dopo uno strofone?
VOTO: 8+/10
01. Sound Of The Slums (ft. Masta Killa)
02. C.R.E.E.P.S.
03. What They Want
04. Get Ya Weight Up
05. (Interlude I)
06. It’s Not A Game (ft. Housegang & Sugabang)
07. (Interlude II)
08. My Style
09. All I Want Is Mine
10. A Lil Story
11. Get Down Wit Me
12. I.O.U.
13. No Love (ft. Carlton Fisk, Chico Debango)
14. Grits (Freestyle)
15. Do My Thang
16. Handle That (ft. U-God, Hugh Hef)
17. Animal Rights (ft. Housegang)
18. H.G. Is My Life
Joe Slaves