Guru - Guru’s Jazzmatazz: Streetsoul
(Virgin, 2000)

Se dovessi scegliere una collana che possa rappresentare l’identità black della musica hip hop, non esiterei un minuto a puntare il dito verso i JazzMatazz del buon Keith Elam. Esperimenti di fusione tra jazz, soul, R&B e rap, alchimie conciliabili perchè provenienti da una stessa matrice (la tradizione musicale nera) e dall’effetto ben più che gradevole. Dopo due JazzMatazz passati ad accompagnare gli strumenti di signori quali Roy Ayers e Brandford Marsalis, Guru vira verso la musica soul/ R&B per il terzo capitolo della sua saga. E “Streetsoul” si rivela una piacevolisima sorpresa, confermando le impressioni positive della scena di ieri e oggi del cantato e le sempreverdi abilità di G.U.R.U. al microfono.
Al flow calmo e profondo del nostro Arsenio Hall in coppola e flip flop si aggiungono alcune delle voci più belle del panorama musicale odierno. I discendenti di Marvin e Diana sanno il fatto loro e, siano giovinetti come Bilal o Kelis, siano esperti più “attempati” (ti amiamo così come sei, Angie.), non ci sono particolari cadute di stile. Impossibili da non segnalare “Hustlin’ Daze”, con un ottimo Donell Jones ed una base del socio di sempre Premier, oppure la misteriosa “Night Vision”, realizzata con Isaac Hayes. Tra i cantanti veri e propri fanno capolino alcuni ospiti d’eccezione come i Roots, autori della bella “Lift Your Fist”, o nientepopodimeno che il grandissimo Herbie Hancock su “Timeless” (chi ascolta anche solo marginalmente il jazz capirà il perchè della mia euforia).
Interessante anche la scelta dei produttori: fatta eccezione per due-tre strumentali anonime non è possibile lamentarsi delle note di “Streetsoul”. Dj Scratch compone un tappeto perfetto per Angie Stone, Preemo regala la sua solita base massiccia, i Neptunes non si scomodano più di tanto ed impacchettano per Kelis e Macy Gray delle basi senza particolare impatt, per quanto non siano da buttare. Jay Dee (r.i.p.) combina un’altra delle sue invece su “Certified”, e sentire Bilal scorazzare su queste basi fa sorridere. Uniche note negative che citavo prima sono “Where’s My Ladies?”, un brano fiacco che mai t’aspetteresti dalla coppi Preemo/ Guru, e “Mashin Up Da World”.
Un altro capitolo del’audace viaggio di Guru nei meandri della cultura black, ancora una volta riuscito. Completamente inutile fare paragoni con il primo Jazzmatazz, già un classico della musica in generale, anche perchè sarebbe da incompetenti paragonare il Jazz al Soul…compratelo, sarà un ottimo compagno di serate libere.
Voto: 8/10
01. Intro
02. Keep Your Worries (ft. Angie Stone)
03. Hustin’ Daze (ft. Donell Jones)
04. All I Said (ft. Macy Gray)
05. Certified (ft. Bilal)
06. Plenty (ft. Erykah Badu)
07. Lift Your Fist (ft. The Roots)
08. Guidance (ft. Amel Larrieux)
09. Interlude (Brooklin Skit)
10. Supa Love(ft. Kelis)
11. No More (ft. Craig David)
12. Where’s My Ladies? (ft. Big Shug)
13. Night Vision (ft. Isaac Hayes)
14. Who’s There? (ft. Les Nubians)
15. Mashin’ Up Da World (ft. Junior Reid & Prodigal Son)
16. Timeless (ft. Herbie Hancock)
Joe Slaves