Big Pun - Capital Punishment
(Loud, 1999)

Prima Christoper Wallace, poi Lamont Coleman ed infine Christoper Rios. Che dire? L’aggettivo BIG nel nome si é sempre rivelato essere contemporaneamente una garanzia di qualità e una sorta di talismano della sfortuna, dato che tutti sappiamo della prematura dipartita di questi tre grandissimi uomini che, nonostante il poco tempo avuto a disposizione, hanno saputo dare così tanto al mondo del rap che, per ringraziarli, gli ha resi immortali. (R.I.P.)
Big Punisher é decisamente uno di quei rapper unici al mondo, di quelli che ti basta sentirli una volta per rimanere impressionato e non riuscire più a dimenticarteli. E nell’ormai lontano ‘95 la fortuna volle che a restare impressionato fu proprio Fat Joe (anch’esso proveniente dal Bronx) che lo prese sotto la sua ala protettiva facendolo partecipare ad alcuni suoi brani e, un paio di anni dopo, procurando lui un contratto con la Loud Records.
Aprile 1998, Capital Punishment compare sugli scaffali e signori e signore… é una mazzata tremenda!
Il numero di produttori (ben 16 per 20 tracce) non intacca il livello di coesione dell’album e conferisce un gusto molto vario al tutto: abbiamo canzoni da club (”Still Not A Player), basi minimalistiche (”Super Lyrical”), sonorità estive (”Caribbean Connection) e atmosfere cupe (”Beware”). Le produzioni sono per la maggioranza di altissima qualità, ma nonostante ciò non riescono a distogliere l’attenzione dell’ascoltatore dal protagonista principale. Non fatevi ingannare dal suo aspetto perché Big Pun si muove con leggerezza e disinvoltura su qualsiasi tappeto musicale gli venga offerto. La sua velocità, il suo stile e le sue costruzioni metriche vi lasceranno a bocca aperta al primo ascolto (e, fidatevi di me, anche
ai successivi).
Aprile 1998, due ore dopo… il disco é nel mio stereo… play.
L’intro scorre e ci porta direttamente a Beware. Ju-Ju fa un lavoro fantastico offrendo un beat cupo e malinconico, impreziosito dal campione vocale di Prodigy da Shook Ones (“I gave you fair warning, beware…”), che Pun sfrutta alla perfezione con due strofe da brividi, regalandoci la prima e, a mio avviso, più splendente perla dell’album.
Lo spettacolo continua in Super Lyrical dove, nonostante la base di Rockwilder non sia eccezionale, Pun sfodera un flow assurdo che vi toglierà il fiato. Anche le strofe di Black Thought sono di alto livello ma non sono per nulla in grado di competere con quelle del padrone di casa, un esempio?
“Just call me Baby Jesus cuz lady niggaz be praisin’ me
Just for the way I blaze to be crazily, tape to CD lasery
It pays to be amazingly flavery
Daze ‘em to my rhymes that basically hypnotize you occasionally”
Still Not A Player, così come la sua versione originale I’m Not A Player, é uno dei singoli di punta che ha permesso all’album di riscuotere un, assai meritato, successo (questo fu infatti il primo album rap di un artista latino ad ottenere un disco di platino). Si tratta di un’ottima canzone da club, che non ha nulla a che vedere con le numerose porcherie che ci capita di sentire da un paio d’anni a questa parte.
Vi sembra di essere in un sogno? Beh ci pensa lui a risvegliarvi… The Dream Shatterer é una traccia puramente battagliera, di quelle capaci di far scorrere scariche di adrenalina in corpo ad un morto. Le punchlines perfettamente incastrate nella costruzione complessa, e ricca di rime interne, del testo la rendono un vero gioiello.
È ora il turno di Young Lord che partecipa alla realizzazione di due brani, di cui uno poco convincente (Caribbean Connection) e uno decisamente più riuscito. Quest’ultimo é You Ain’t A Killer, una traccia dal sapore tipicamente QB, con un semplice ma efficace campione di pianoforte. Pun é impeccabile anche qui, con tre strofe di pura “street-poetry” ricche di linee memorabili. Una su tutte:
“Nowhere to run, hide, I’ll find you and and silence your screams
And even if you kill me I’ll still be in your fuckin dreams”
Nella seconda parte del disco fanno la loro comparsa diversi ospiti. I primi sono i compagni della Terror Squad che, assieme a Fat Joe, affiancano Pun in Glamour Life, uno dei pezzi meglio riusciti dell’album. Sempre la T-Squad, questa volta rappresentata da Prospect, interviene anche nella titletrack. Il livello di Pun é irraggiungibile (sia per il testo fortemente critico nei confronti del governo, sia per il flow), ciò nonostante Prospect dà il massimo e fa comunque un’ottima figura. Bellissima la chiusura della prima strofa:
“That’s how the city be, everybody gettin they hustle on
Judge singin death penalty like it’s his favorite fuckin song
Word is bond, takin my life you know they lovin it
God ‘F’ the government and it’s fuckin capital punishment!”
Fat Joe non poteva però limitarsi ad una sola apparizione ed infatti si ricongiunge con il suo “gemello” in Twinz, la ri-edizione del famoso singolo Deep Cover del ‘91 di Dre e Snoop. I due si scambiano il microfono in continuazione per quasi 4 minuti, anche se basta la prima strofa per giudicare chi é il migliore dei due. Strofa che Pun chiude con quell’incredibile scioglilingua che tutti conosciamo:
“Dead in the middle of Little Italy little did we know
that we riddled some middleman who didn’t do diddily”
You Came Up é un’altra traccia che merita di essere citata. Molto bella la base di Rockwilder su cui The Punisher scorre indisturbato raccontandoci le difficoltà incontrate nel corso della sua scalata al successo. L’unica nota negativa di questa canzone é l’inutile ritornello di Noreaga, si poteva benissimo farne a meno (sarà che non sopporto quei suoi “what what” del cazzo).
L’ultima vera perla del disco é Tres Leches (Triboro Trilogy). L’abate RZA (fortunatamente non in versione *digitale*) fa qui la sua comparsa con una produzione bella cupa e ricca. L’atmosfera che si viene a creare ha uno stile che ricorda molto il suono del Queens, e non quello che ci eravamo abituati a sentire proveniente da Staten Island. In ogni caso questo non costituisce in alcun modo un fattore negativo, anzi la base é potente e ulteriormente arricchita da numerosi scratch di Rakim e dei tre MC presenti: Prodigy, Inspectah Deck e Big Pun… liricamente un orgasmo signori.
Aprile 1998, due ore e settantadue minuti dopo… siete sopravvissuti?… Vi avevo avvisato he era una mazzata.
Capital Punishment é un lavoro estremamente completo e di qualità elevatissima. Purtroppo però la presenza di numerosi ed inutili interludi (Taster Choice su tutti) mi impedisce di conferirli un bel 10. Rimane comunque un album eccellente che consiglio a tutti di ascoltare cosicché anche chi non lo conosce possa capire perché Big Pun é entrato a far parte degli immortali.
Voto: 9,5/10
01. Intro
02. Beware
03. Super Lyrical (ft. Black Thought)
04. Still Not a Player (ft. JOE)
05. Intermission
06. The Dream Shatterer
07. Punish Me (ft. Miss Jones)
08. You Ain’t a Killer
09. Pakinamac
10. Caribbean Connection (ft. Wycleaf Jean)
11. Glamour Life (ft. Terror Squad)
12. Capital Punishment (ft. Prospect)
13. Censored (Skit) (ft. Funkmaster Flex)
14. I’m Not a Player
15. Twinz (Deep Cover 98) (ft. Fat Joe)
16. The Rain and The Sun (Interlude) (ft. Dead Prez)
17. Boomerang
18. You Came Up (ft. Noreaga)
19. Tres Leches (Triboro Trilogy) (ft. Prodigy & Inspectah Deck)
20. Charlie Rock Shout (Skit)
21. Fast Money
22. Parental Discretion (ft. Busta Rhymes)
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