Kaos - Karma

(TrixShop, 2007)

 

sarà una coincidenza ma non vedo più il motivo
di stare qua a sclerare mentre manco sopravvivo
sarà che mò riscrivo la prima delle mie rime… questa è la fine.

Con queste parole l’immenso Kaos, dopo vent’anni, ci lascia. Prima di giudicare e potere almeno rendersi conto di cosa può dare questo disco bisogna essere cresciuti con Kaos, bisogna che la sua dedizione per questa musica ci abbia accompagnato in più momenti e in più situazioni, bisogna che anche in noi Kaos One abbia fatto la storia. Lo stavano aspettando tutti da circa un anno, Karma, eppure mi fa un po’ di tristezza pensare che non vedevo l’ora di sentire l’addio di chi reputo il migliore, pensare che non sentirò mai più nessuno con tanta finezza nel mettere insieme parole ed immagini non mi rende felice ma posso dire che questo disco ha colmato il vuoto che Kaos lascerà nei prossimi anni, almeno per quanto riguarda sè stesso. Vi aspettavate un disco in stile Merda & Melma con collaborazioni di Deda e Neffa? Vi aspettavate l’aggressività di L’Attesa? Vi aspettavate Fastidio pt. 2? Beh se è così sono costretto a raffreddare i vostri animi, Karma non è niente di tutto questo. E’ qualcosa di più. Quando ho preso il disco ed ho saputo che le produzioni erano state affidate quasi interamente ai Club Dogo (gruppo che io non apprezzo), tra lo stupore e la potenziale delusione ero davvero curioso di vedere come Don Joe si sarebbe coportato avendo a che fare con Kaos, ebbene…

Il primo ascolto fatto tutto d’un fiato mi ha lasciato perplesso: la quasi totalità delle basi non mi è piaciuta, il tipico suono Club Dogo, le tipiche batterie macchinose ed elettroniche su cui ci sta bene chi vuole parlare di malavita e criminalità, non Kaos. Ma un solo ascolto non vale niente e su quelle basi che non erano a me appetibili c’era qualcosa di speciale: un Marco Fiorito senza precedenti, non una sola parola messa a sproposito, non una riga che potrei non apprezzare. Sono veramente indescrivibili i testi, si va dalla finezza alla cattiveria per la malinconia in un modo degno dei grandi scrittori e in questo contesto c’è da dire che sono frequenti i richiami a Stephen King: “La Zona Morta” e “Insomnia” oltre ad essere due romanzi di quest’ultimo sono anche due delle canzoni più belle presenti in Karma (anche “Cose Preziose” è un romanzo di Stephen King) e non mancano gli spezzoni vari di canzoni precedenti che regalano splendidi flashback man mano che si va avanti nell’ascolto del disco. Marco è più in forma che mai e tra prestazioni magistrali in ogni canzone ricambia i featuring a Turi, Colle e Moddi che danno tutti una prova all’altezza, tranne quella con i Club Dogo da cui salvo soltanto la strofa di Kaos (beat escluso). Ritornando al discorso della non eccessiva bontà dei beat c’è da dire che non tutti sono da scartare e che anzi, alcuni mi sono piaciuti davvero tanto, cito “Intro”, “Algoritmi”, “Insomnia” e “Blah Blah” come prove migliori in ambito di produzioni. Ammesso quindi che il livello generale è altissimo c’è da dire che il testo di una traccia mi ha stupito per come è argomentato/interpretato/messo in versi ed è di Pandemia che sto parlando: una riflessione critica riguardo la religione cattolica e le sue varie sfumature e contraddizioni, “Il Testamento di Tito” secondo Kaos (si mi permetto di mettere queste due tracce a pari livello). Kaos supera il suo genio, mostra tutta la sua classe con periodi e metafore strutturati all’inverosimile ma soprattutto conclude con una frase che fa rabbrividire, attribuita forse originariamente a Virgilio ma senza troppa sicurezza: “in girum imus nocte et consumimur igni” ovvero “vaghiamo nell’oscurità e siamo consumati dal fuoco”, frase spesso associata al comportamento delle falene che attratte dalla luce finiscono per consumarsi nelle fiamme delle fiaccole. Se però Pandemia è il testo che mi colpisce per strutturazione ed argomentazione, sul fronte dello sfogo e della rabbia c’è sicuramente Blah Blah: una scarica di energia contro individui e mentalità non meglio definite come solo il Nostro sa fare quando si parla di mandare a farsi fottere chi è di merito. E’ davvero bello vedere tanta energia dopo tanti anni. L’ultima traccia di cui ho già riportato gli ultimi versi in apertura è Fine, il vero e definitivo addio di Kaos che non mi metto a riassumere e motivare dato che lo fa lui in un modo spettacolare attraverso quei versi dai quali posso al massimo trarre una frase che mi ha fatto molto commuovere: “sempre in bilico tra torto e patetico, morto, ma vivo su un supporto magnetico”… Che altro aggiungere? Quello che ci rimane di Kaos sono i suoi dischi e quello che ci rimande da dirgli è : Grazie per tutto quello che ci hai dato fino ad oggi.

Voto: 9/10

01. Intro
02. 1
03. La Zona Morta
04. Il 6° Senso (ft. Club Dogo)
05. Pandemia
06. Mu-Sick (ft. Turi)
07. kArma
08. Algoritmi
09. Firewire (ft. Colle der Fomento)
10. Blah Blah
11. D.CV.D (ft. Moddi)
12. Insomnia
13. Il 6° Senso RMX (ft. Club Dogo)
14. Fine

Zenti