Kaos - Fastidio

(Zeros3ss Records, 1996)

E’ dopo diversi anni di attesa colmati da poco che mi accingo a scrivere. Vorrei cercare di essere il più chiaro possibile perché il disco di cui sto per parlare è di quelli che meritano, uno di quei classici che non possono mancare nell’audioteca di un buon amante della musica hip hop, e l’autore è uno dei pezzi grossi, non è uno qualunque; non ha 20 anni e ci ha abituato a una capacità lirica fuori dal comune che, a parer mio, mai è stata raggiunta nel panorama italico. Sto parlando di Marco Fiorito, in arte Kaos One. Non è di “Karma” che parlerò, sua ultima (e ahimè non solo a livello cronologico) fatica, ma del disco che probabilmente lo ha reso un pilastro del genere, ovvero del famoso “Fastidio”. E’strano parlarne, l’ho ascoltando tante di quelle volte, ed è un disco talmente celebre che c’è poco da aggiungere, ma è un lavoro che va fatto, quindi cercherò di trasmettere a chi legge le sensazioni di un viaggio che dura quindici tracce, un viaggio in un hip hop che forse non esiste più, un hip hop con uno spirito diverso, accompagnato dalla voce roca e dalla rabbia dell’autore, e dalle sapienti produzioni di Neffa e Deda, due che con la musica ci sapevano decisamente fare. Il disco è il manifesto del rap di mister Fiorito, che passa attraverso testi carichi di introspezione, di attacchi e di rabbia, e che in un certo senso introduce nel mondo dell’hip hop, un mondo che Kaos conosce bene ancora oggi e che vive dalla prima metà degli anni 80, per questo dispiace ancora di più sapere oggi del suo addio. Si parte con uno degli Intro più belli di sempre, spinto da una frase adattissima ai toni dell’album, quel: “bisognerà uccidere…ucciderò. Bene!”, ripetuto quasi morbosamente, che apre le porte all’universo di Kaos One, e a “Centopercento” manifesto dell’hardcore rap, contro il fare musica svendendosi, snaturalizzando la propria attitudine, sintetizzabile in quei versi incredibilmente carichi di “fastidio”, (utilizzando un eufemismo) verso un certo tipo di cultura musicale tipicamente italiana:

“100% hardcore e’ cio’ che posso darti se poi questo non ti aggrada io non so che farci, arrivederci.. non posso offrirti altro di meglio se non questo. Dopa sopra Dopa ancora Dopa come Sangue Misto domani sarà peggio, come ieri senza un Caravaggio, solo un Montessori in mano, non ci siamo. Primo: non vedo perchè dovrei cambiare stile, vendere, punto: uguale commerciale”, ma che già dai primi 2 vuole mostrare la propria attitudine, pezzo di riferimento per tutti i fanatici della golden age, se è poi mai esistita, ma non solo.

Il viaggio prosegue tra canzoni meno dure, accompagnate da un forte pessimismo verso il futuro che accompagnerà poi tutta la produzione dell’autore, e collaborazioni celebri che ci hanno lasciato gemme come “Meglio Che Scendi” in partecipazione con Neffa, che sforna una strofa anch’essa molto famosa, ripresa in futuro da altri personaggi dell’ambiente, o “Ora Non Ridi Più”, con Deda, che è anche produttore del pezzo, che ci lascia rime sicuramente da ricordare in un disco in cui come già detto la qualità e la ricercatezza delle liriche fa da sovrano, un disco in cui sono davvero rare le rime da “scartare”, e in cui ogni testo è ricco di carica simbolica e trasmette sensazioni diverse, dal pezzo che fa sobbalzare, a quello che fa star bene, a quello in cui ci si rispecchia, sempre conservando quel mood che si acquisisce dal primo secondo di ascolto e che termina con l’ultimo secondo di “Fino Alla Fine”, pezzo chiave della produzione artistica di Kaos. Quest’ultima, traccia finale del disco, vede il nostro rappare per 4 minuti e mezzo, finche viene interrotto, dal finire del pezzo, ed è forse la traccia più densa della rabbia tipica “Kaosiana”, ricca di attacchi ancora volti verso la musica commerciale e il panorama musicale in genere, e di quella negatività a cui il rapper ci ha abituato, che crea l’atmosfera particolarissima del disco, atmosfera suggerita dal titolo, “Fastidio”, che tanto ci piace e che tanto ce l’ha fatto amare in questi (tantissimi) anni di lavoro. Ma torniamo al disco, abbiamo parlato di “introduzione all’hip hop”, che vede oltre a riferimenti nelle diverse tracce, la sua oggettivazione ne “Il Codice”, il cui tema è il writing, visto questa volta da dentro, in un periodo in cui le polemiche sulla faida tra i seguaci della disciplina come arte, e chi la considera vandalismo, è un pezzo perfetto per farsi un idea di cosa chi il writing lo fa pensa, ma non solo. Non ho citato inoltre, tra le collaborazioni, quella di Dj Gruff, che appare in due pezzi e che fa la sua porca figura nella titletrack, il cui tema si adatta perfettamente allo stile dell’ex membro dei Sangue Misto, che fa un “apologia” del fastidio eccellente, è il Kaos pre-collaborazione con Gopher, che di fatti non mette mano al disco, che fa pezzi con i soci di sempre. Concludiamo l’analisi dei pezzi, sulla quale è stato meglio non soffermarsi, parlando della presenza di 2 skit, e di “Domani Sarà Peggio”, che ci mostra il secondo, fantastico lato del rap dell’ex Radical Stuff, ovvero quello più introspettivo, che ha il suo apice nella bellissima “Cose Preziose”, ma che vede in questo pezzo un manifesto importante, che ci mostra la visione della vita di Kaos molto pessimistica, se si volesse azzardare un paragone si potrebbe definire una visione quasi “leopardiana” della vita, una vita in cui il futuro è buio, e in cui è difficile poter guardare avanti in maniera positiva, forse impossibile. Ed è forse qui che c’è la sintesi di Marco Fiorito, nei versi che aprono l’ultima strofa, in cui si mostrano a pieno i due lati di cui ho parlato, quello hardcore e quello più negativo, i versi in questione sono questi:

“Alzo gli occhi al cielo e vedo il buio, la mia strada adesso e’ un bivio, da una parte l’Hip Hop serio, dall’altra parte c’e’ il denaro seguo il mio sentiero, pure se non porta in alto, forse hai gia’ capito quale strada ho scelto: scelgo l’asfalto.”

E Kaos non è uno di quelli che si è venduto, quasi 12 anni dopo ne abbiamo la conferma, non ha abbandonato ciò da cui era partito, e ha mantenuto le promesse che nei dischi tante volte aveva fatto, lasciandoci capolavori di rara bellezza, considerando l’hip hop italiano; e “Fastidio” è di sicuro uno di questi, un album che ti trascina dal primo all’ultimo minuto in un universo parallelo, qualità che solo 5/6 dischi hanno a parer mio in Italia, un album perfetto nel suo insieme, che trova le sonorità adatte allo stile grezzo dell’autore, che sforna liriche su livelli mai più raggiunti, un disco che ancora oggi, sebbene introvabile, sia ricordato come capolavoro del genere, oggi come di sicuro fra vent’anni, quando chissà quali saranno gli scenari, e chissà se un qualche futuro personaggio riuscirà a ridarci le stesse emozioni. Potemmo stare ancora ore e ore a parlare di questo disco, ma non avrebbe molto senso.. Mettete le cuffie, isolatevi dal mondo esterno, e lasciate che sia il fastidio a impossessarvi di voi…piano piano…pezzo dopo pezzo…..Bisognerà uccidere….Bene!

Voto 10/10

01. Intro
02. Centopercento
03. Solo Per Un Giorno
04. Meglio Che Scendi Feat. Neffa
05. Il Codice
06. Knock Out
07. Black Hole Feat. Sean & Dj Gruff
08. Domani Sara’ Peggio
09. Ora Non Ridi Piu’ Feat. Deda
10. Per La Vita
11. L’antidoto
12. Fastidio Feat. Dj Gruff
13. Giabaud Meets Perluscone
14. Meglio Che Scendi (Remix)
15. Fino Alla Fine

Gano